lun
21
giu
2010
DDL INTERCETTAZIONI: LE NOVITA' APPROVATE DAL SENATO
Il Senato ha dato il via libera al d.d.l. 1611 sulle intercettazioni; il testo, a seguito degli emendamenti, sul quale è stata posta la fiducia, è stato approvato con 164 voti favorevoli e 25 contrari. Dura la reazione da parte dell’opposizione, la quale ha abbandonato l’aula in segno di protesta sancendo quella che viene definita “la morte della libertà”. Forti critiche non sono mancate anche da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), secondo la quale, come sottolineato dal presidente Luca Palamara: “Il d.d.l. sulle intercettazioni metterà in ginocchio l'attività di indagine dei pm e della polizia, oltre a limitare la libertà di informazione; e depotenziare questo strumento investigativo significa inevitabilmente garantire l'impunità a chi commette reati”.
Riportiamo sommariamente, qui di seguito, i punti salienti del d.d.l. che ha avuto il via libera del Senato con il voto di fiducia.
I nuovi limiti alle intercettazioni
Le intercettazioni diventano possibili solo nel caso di reati puniti con più di cinque anni di reclusione (ad esempio, reati contro la Pubblica amministrazione, stalking). I telefoni possono essere messi sotto controllo per un massimo di 75 giorni ma, se ve n’é la necessità, possono essere concessi altre 72 ore prorogabili, di volta in volta, previa autorizzazione del tribunale collegiale, qualora esistano elementi fondanti per l’accertamento del reato o indicazioni rilevanti per impedire la commissione di un reato. Per i reati più gravi (come, ad esempio, mafia, terrorismo, omicidio ecc.) le intercettazioni sono possibili per 40 giorni, ma possono essere prorogate dal tribunale con decreto motivato per periodi successivi di venti giorni, qualora permangano gli stessi presupposti, entro i termini di durata massima delle indagini preliminari.
Le sanzioni
Gli atti delle indagini in corso non possono essere pubblicati tra virgolette ma solo in forma di riassunto, sempre che si tratti di atti non più coperti da segreto. Nel caso di pubblicazione testuale, gli editori possono essere puniti con la multa fino a 300mila euro. Le intercettazioni non possono essere pubblicate, nemmeno per riassunto, fino alla conclusione delle indagini preliminari, anche se non più coperte da segreto istruttorio: in caso contrario gli editori sono punibili con la pena della multa di 300 mila euro, che può salire fino a 450 mila euro nel caso in cui vengano intercettate persone estranee ai fatti o di intercettazioni destinate alla distruzione (ovvero di conversazioni ininfluenti ai fini dell’inchiesta). Per quanto riguarda i giornalisti, questi rischiano fino a 30 giorni di carcere o una sanzione fino a 10.000 euro nel caso di pubblicazione di intercettazioni durante le indagini o di atti coperti da segreto.
Ricusazione
E' necessario il parere della Procura Si tratta di una delle problematiche più spinose del d.d.l. sulle intercettazioni. Il disegno di legge imponeva l’abbandono dell’inchiesta al magistrato indagato anche a seguito a una denuncia per fuga di notizie; detta in parole povere, era sufficiente il semplice sospetto che fosse l’imputato il responsabile della diffusione di informazioni coperte dal segreto: un’arma, questa, formidabile per quest’ultimo, al quale sarebbe stato sufficiente comprare una carta bollata e inoltrare la denuncia per rallentare e rendere più complesso il procedimento a suo carico. Il d.d.l. prevedeva anche l’astensione del pubblico ministero che avesse rilasciato pubbliche dichiarazioni sulla sua inchiesta. La situazione è cambiata; l’avvicendamento automatico viene sostituito con una valutazione del capo dell’ufficio, con la conseguenza che sarà il responsabile della procura, a decidere se il suo sostituto dovrà o meno farsi da parte.
Cimici
E’ fatto divieto di piazzare microfoni in casa o in automobile al fine di registrare le conversazioni degli indagati. Le intercettazioni saranno consentite al massimo per tre giorni, prorogabili di altri tre.
Talpe
Carcere da uno a sei anni Chi passa alla stampa intercettazioni o atti coperti dal segreto istruttorio rischia da uno a sei anni di carcere.
Le riprese tv
Non potranno essere eseguite riprese televisive durante in processi, senza il consenso di tutte le parti. Lo stesso divieto riguarda anche le immagini dell’aula giudiziaria. Sarà sufficiente anche il dissenso di un perito o di un consulente tecnico affinché l’aula sia off-limits per le telecamere. Tale limitazione non attiene solo alla ripresa del volto dell’imputato ma si estende alle immagini generali dell’aula di giustizia, degli avvocati o del pubblico ministero.
Garantito il diritto di cronaca
Le registrazione carpite di nascosto sono permesse ai giornalisti professionisti e pubblicisti. L’eccezione è diretta a garantire ai professionisti il diritto all’informazione, sancito dall’art. 21 della nostra Carta fondamentale. Le registrazioni possono essere realizzate anche se c'é in ballo l'interesse dello Stato oppure per dirimere controversie giudiziarie.
Intercettazioni e clero
Nel caso in cui il soggetto intercettato sia un sacerdote è necessario avvertire la discesi; se l'intercettato è un vescovo, il pubblico ministero deve avvertire la segreteria di Stato vaticana. La norma, contemplata dal comma 24 dell’art. 1, presenta una chiara attinenza alle inchieste sulla pedofilia che vedono indagati numerosi sacerdoti. Inevitabili le critiche da parte dell’opposizione in merito ad un tale privilegio concesso al clero, mentre i pubblici ministeri temono che la rivelazione di notizie riservate possa pregiudicare le indagini in corso.
(Altalex, 15 giugno 2010. Nota di Simone Marani)
ven
18
dic
2009
IL NATALE PRIMA DEL NATALE
IL NATALE PRIMA DEL NATALE
Le radici pagane del Natale
di Elena Savino jubal editore
Del sole
Per inspiegabile che sembri, la data di nascita di Cristo non è nota. I vangeli non ne indicano né il giorno né l’anno […] fu assegnata la data del solstizio d’inverno perché in quel giorno in
cui il sole comincia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il Dies Natalis Solis Invicti (giorno della nascita del Sole invincibile).
- Nuova enciclopedia cattolica dell’Ordine Francescano (1941) -
Nel corso della ricerca di informazioni e documenti riguardanti le origini pagane del Natale, quello che stupisce è che la data del 25 dicembre, prima di diventare celebre come “compleanno di
Gesù”, sia stata giorno di festa per i popoli di culture e religioni molto distanti tra loro, nel tempo e nello spazio.
Le origini di questi antichi culti vanno ricercate in ciò che è “principio” della vita sulla terra e che “dal principio” è stato oggetto di culto e di venerazione: il sole.
Agli albori dell’umanità, esisteva un ricco calendario di feste annuali
e stagionali e di riti di propiziazione e rinnovamento.
I popoli nel periodo primitivo della loro esistenza erano intimamente legati al “ciclo della natura” poiché da questo dipendeva la loro stessa sopravvivenza. Al tempo, la vita naturale appariva
indecifrabile, incombente, potente espressione di forze da accattivarsi; era un mondo magico. L’uomo antico si sentiva parte di quella natura, ma in posizione di debolezza. Per questo, attraverso
il rito, cercava di “fare amicizia” con questa o quella forza insita in
essa.
Al centro di questo ciclo c’era l’astro che scandiva il ritmo della giornata, la “stella del mattino” che determinava i ritmi della fruttificazione e che condizionava tutta la vita dell’uomo. Per
quest’ultimo, temere che il sole non sorgesse più, vederlo perdere forza d’inverno riducendo sempre più il suo corso nel cielo, era un’esperienza tragica che minacciava la sua stessa vita.
Perciò, doveva essere esorcizzata con riti che avessero lo scopo di evitare che il sole non si innalzasse più o di aiutarlo nel momento di minor forza.
È proprio partendo da questa considerazione che possiamo individuare le origini dei rituali e delle feste collegate al solstizio d’inverno.
Durante queste feste venivano accesi dei fuochi (usanza che si ritrova nella tradizione natalizia di bruciare il ceppo nel camino la notte della vigilia) che, con il loro calore e la loro luce,
avevano la funzione di ridare forza al sole indebolito.
Spesso questi rituali avevano a che fare con la fertilità ed erano quindi legati alla riproduzione. Da qui l’usanza, nelle antiche celebrazioni, di danze e cerimoniali propiziatori
dell’abbondanza e in alcuni casi, come negli antichi riti celtici e germanici, ma
anche romani e greci, di accoppiamento durante le feste.
Del solstizio d’inverno
Il termine solstizio viene dal latino solstitium, che significa letteralmente “sole fermo” (da sol, “sole”, e sistere, “stare fermo”).
Se ci troviamo nell’emisfero nord della terra, nei giorni che vanno dal 22 al 24 dicembre possiamo infatti osservare come il sole sembra fermarsi in cielo, fenomeno tanto più evidente quanto più
ci si avvicina all’equatore. In termini astronomici, in quel periodo il sole inverte il proprio moto nel senso della “declinazione”, cioè raggiunge il punto di massima distanza dal piano
equatoriale. Il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno.
Subito dopo il solstizio, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi fino al solstizio d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e
la notte più corta. Il giorno del solstizio cade generalmente il 21, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo. Il sole, quindi, nel
solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell’oscurità, ma poi ritorna vitale e “invincibile” sulle stesse tenebre. E proprio il 25 dicembre
sembra rinascere, ha cioè un nuovo “Natale”.
Questa interpretazione “astronomica” può spiegare perché il 25 dicembre sia una data celebrativa presente in culture e paesi così distanti tra loro. Tutto parte da una osservazione attenta del
comportamento dei pianeti e del sole, e gli antichi, pare strano, conoscevano bene gli strumenti che permettevano loro di osservare e descrivere movimenti e comportamenti degli astri.
Per fare un esempio, a Maeshowe (Orkneys, Scozia) si erge un tumulo datato (con il metodo del carbone radioattivo) 2750 a.C. All’interno del tumulo c’è una struttura di pietra con un lungo
ingresso a forma di tunnel. Questa costruzione è allineata in modo che la luce del sole possa scorrere attraverso il passaggio e splendere all’interno del megalite, illuminando in questo modo il
retro della struttura. Questo accade al sorgere del sole e al solstizio d’inverno.
Delle origini comparate del Dio Sole
Pur non avventurandoci in comparazioni religiose che richiederebbero accurati studi, pena l’apparire ridicoli, diremo comunque che il 25 dicembre è associato al giorno di nascita o di
festeggiamento di personaggi divini risalenti anche a secoli prima di Cristo.
Per citarne alcuni:
Il dio Horus egiziano
I mosaici e gli affreschi raffiguranti immagini di Horus in braccio a Iside ricordano l’iconografia cristiana della Madonna col bambino, tanto da indurci a credere che in epoca cristiana, per
ovvi motivi, alcune rappresentazioni di Iside e Horus, spesso raffigurato come un bambino con la corona solare sul capo, furono probabilmente “riciclate”.
Il dio Mitra indo-persiano
Con buona pace della Gatto Trocchi, quello di Mitra fu il
culto più concorrenziale al cristianesimoe col quale il cristianesimo si
fuse sincreticamente. A proposito, anche Mitra era stato partorito da una vergine, aveva dodici discepoli e veniva soprannominato “il Salvatore”.
Gli dei babilonesi Tammuz e Shamas
Nel giorno corrispondente al 25 dicembre odierno, nel 3000 a.C. circa, veniva festeggiato il dio Sole babilonese Shamash. Il dio solare veniva chiamato Utu in sumerico e Shamash in accadico. Era
il dio del Sole, della giustizia e della predizione, in quanto il sole vede tutto: passato, presente e futuro.
In Babilonia successivamente comparve il culto della dea Ishtar e di suo figlio Tammuz, che veniva considerato l’incarnazione del Sole. Allo stesso modo di Iside, anche Ishtar veniva
rappresentata con il suo bambino tra le braccia. Attorno alla testa di Tammuz si rappresentava un’aureola di 12 stelle che simboleggiavano i dodici segni zodiacali.
È interessante aggiungere che anche in questo culto il dio Tammuz muore per risorgere dopo tre giorni.
Dioniso
Nei giorni del solstizio d’inverno, si svolgeva in onore di Dioniso una festa rituale chiamata Lenaea, “la festa delle donne selvagge”. Veniva celebrato il dio che “rinasceva” bambino dopo essere
stato fatto a pezzi.
Bacab
Era il dio Sole nello Yucatan; si credeva che fosse stato messo al mondo dalla vergine Chiribirias.
Il dio Sole inca Wiracocha
Il dio sole inca veniva celebrato nella festa del
solstizio d’inverno Inti Raymi (festeggiata il 24 giugno perché nell’emisfero sud, essendo le stagioni rovesciate, il solstizio d’inverno cade appunto in giugno).
Ovviamente i primi citati in questa rapida carrellata devono aver influito alquanto nella creazione del cristianesimo che, ricordiamolo una buona volta, non fu creato da Cristo. Riguardo invece
ai culti solari precolombiani è interessante notare come i tempi e i simboli del sacro siano comuni a civiltà così distanti fra loro. Questo dovrebbe far sorgere più spesso il sospetto di
un’origine comune delle religioni tramite uno studio comparato delle stesse alla ricerca del significato della vita. Invece, ottusamente ci si continua ad adagiare su fedi antropomorfiche
dogmatiche e più o meno esplicitamente intolleranti nei confronti delle altre.
Le radici pagane del
Natale
di Elena Savino - Jubal editore
ven
20
nov
2009
IL CREPUSCOLO DEL SOGNO EUROPEISTA
Personalmente, non nutro una particoalre simpatia per D'Alema. Mi affascina, sì, come accade di fronte a tutte le persone molto intelligenti. Ma simapatico, no davvero.
Eppure, speravo fortemente che divenisse Alto Rappresentante per la politica estera europea, sia per la sua innata vocazione europeista, sia perchè affidare una simile carica ad una inglese pareva alquanto inopportuno.
Ciò che è accaduto - l'inglese Khaterine Aston nominata alla Polititica Estera Comune della CE - è a mio modesto avviso alquanto grave.
I motivi - che contivido in pieno - li ha illustrati Andrea Bonanni nel suo blog su Repubblica.
Ci sono numerosi motivi per non rallegrarsi della scelta della britannica Katherine Ashton come Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue.
Il primo è che, come paventavo nel post precedente, Londra mette la mano su una poltrona cruciale per il futuro europeo. Senza una vera politica estera e di difesa comune, infatti, l’Ue è
destinata a contare sempre meno. E mi permetto di dubitare che la Gran Bretagna voglia davvero impegnarsi su questa strada, soprattutto dopo che i conservatori vinceranno le elezioni di
primavera, come appare quasi certo. Senza contare che la signora Ashton influenzerà in modo determinante la formazione del servizio diplomatico europeo: un corpo di quattromila funzionari che
verranno selezionati sulla base di una filosofia verosimilmente ispirata dal Foreign Office. Per il prevedibile futuro, la diplomazia europea parlerà inglese.
Il secondo motivo di rammarico è la sostanziale mancanza di ogni competenza della Ashton in politica estera. Sarà forse un politico eccellente, ma di sicuro la baronessa di Upholland non sa nulla
di diplomazia, non ha alcuna esperienza della scena internazionale e non è conosciuta da nessuna delle cancellerie che contano. Questo rende solo più verosimile che i suoi movimenti siano
controllati e ispirati dall’ unico referente che ha: i diplomatici britannici che l’hanno insediata su quella poltrona.
Il terzo motivo di rammarico è nel fatto che una candidata incompetente sia stata chiamata a quell’incarico per il solo motivo di essere donna. Londra avrebbe avuto a disposizione altre
personalità sicuramente più autorevoli da un punto di vista diplomatico, a cominciare da David Milliband e da Peter Mandelson. Ma sono tutti uomini. L’asso nella manica della signora Ashton,
l’unico elemento che l’avvantaggia su candidati britannici più qualificati, è di appartenere al sesso femminile in un consesso dove i maschi sono predominanti. Una nomina di rappresentanza,
insomma. Questo, a mio avviso, è il modo sbagliato di applicare le quote rosa. Fa torto all’Europa. E fa torto soprattutto alla dignità delle donne.
dom
20
set
2009
SEPARAZIONE DELLE CARRIERE IN MAGISTRATURA: E' DAVVERO OPPORTUNA?
Riporto qui di seguito una parte dell'articolo di Bruno Tiniti, apparso nei giornoi scorsi su AnteFatto, relativo alla seprazione della carriere in magistratura.
"(...) Vi descrivo brevemente lo volgersi di un processo: dal che si capirà bene quanto sia sbagliato ragionare in questo modo.
La Polizia arresta una persona e lo denuncia alla Procura: ha rubato, si è introdotto di notte in un alloggio e si è portato via soldi e gioielli. Il PM si trova questa denuncia sul tavolo. La studia
e sente i poliziotti che hanno arrestato il ladro.
“Come è avvenuto l’arresto?”
“E’ successo che il 113 ha ricevuto una chiamata, furto in alloggio; noi siamo stati allertati via radio e ci siamo portati sul posto. Erano le 3 di notte. Abbiamo visto un tizio in atteggiamento
sospetto (si stava allontanando dal palazzo in cui era avvenuto il furto) e lo abbiamo fermato. Gli abbiamo chiesto cosa faceva da quelle parti ma non ci ha dato nessuna risposta ragionevole. Intanto
è sceso il derubato che ha visto la persona che avevamo fermato e ha detto subito: è lui, è lui. Abbiamo cercato la refurtiva ma il fermato non aveva nulla. Si vede che l’aveva passata a qualche
complice”.
Beh, sembra fatta. Però ….
Si sente il proprietario dell’alloggio.
“Come è andata?”
“Stavo dormendo, a un certo punto ho sentito un rumore. Mi sono svegliato e ho visto un uomo in camera da letto. Ho urlato: che stai facendo!! Lui è subito scappato ed è saltato in strada dalla
finestra (abito in un primo piano basso). Poi la polizia lo ha fermato. Mi ha rubato 1000 euro che stavano sul cassettone e la collana di mia moglie”.
“Ma lei lo ha riconosciuto?”
“Si, si, era proprio lui, quello che hanno fermato”.
“Ma lei lo ha visto in faccia?”
“Beh no, perché era buio, ma aveva un paio di pantaloni scuri e una giacca scura; e poi era alto proprio come quello che hanno fermato e grosso uguale”.
“Ma quanto tempo è passato tra il momento in cui lei ha visto il ladro e l’arrivo della polizia?”
“Pochissimo, 10 minuti, un quarto d’ora al massimo”.
Uhm.
Si sente il presunto ladro. Disoccupato, un precedente per furto, vive in una soffitta in un quartiere degradato
“Sono innocente”.
E ti pareva.
“Che ci faceva lì dove è stato arrestato?”
“Non lo posso dire”.
“Guardi che è messo male, c’è stato un furto, è stato riconosciuto (beh, insomma), ha precedenti (uno …), questa volta finisce in galera per un pò”
“Si ma, guardi, proprio non posso….”
Tira e molla, poi spiega.
“Io ho una relazione con una signora che abita al pianoterra di quella palazzina; è sposata e, quando il marito non c’è … Quella sera ero da lei solo che il marito, che doveva tornare il giorno dopo,
invece verso le 2,30 è arrivato a casa; ho fatto a tempo a uscire dalla finestra … Adesso però se questa cosa si viene sapere succede un casino”
“Faremo più discretamente che si può”.
Si sente la signora.
“Ma che dice, io donna onesta sono etc. etc.”
Tira e molla
“Beh si è vero, ci frequentiamo da un pò, quella sera mio marito è tornato prima etc. etc”
Naturalmente bisogna controllare: la donna potrebbe mentire per dare un alibi all’imputato. Così si sente il marito
“Scusi il disturbo ma stiamo facendo un’indagine per un furto avvenuto nel palazzo dove abita lei (si cerca di non fare casino). Per caso quella sera ha sentito rumori, ha visto qualcuno che
scappava?”
“No, sa io quella notte non c’ero, ero fuori per lavoro, sono tornato tardi, saranno state le 2. Poi, dopo un po’ è arrivata la polizia".
"Ah".
Fine della storia. Il PM fa una richiesta al GIP (giudice per le indagini preliminari) con cui chiede di non doversi procedere perché l’imputato è innocente, non ha fatto nulla di male, almeno nessun
reato.
IL GIP emette la sua sentenza.
Adesso immaginiamo che questa indagine la faccia un PM diverso, uno pigro e poco scrupoloso (qualcuno ci sarà anche; io, in 41 anni ne ho trovati 4 o 5). Arresto in quasi flagranza, riconoscimento,
che vuoi di più? Rinvio a giudizio, richiesta al giudice: condanna a 3 anni di galera, è anche recidivo.
Ma il giudice invece è una persona preparata e scrupolosa e, proprio come prevede la legge (art. 507 del codice di procedura penale), fa lui tutta quell’indagine che ho raccontato e che avrebbe
dovuto fare il PM; e, naturalmente, alla fine assolve l’imputato.
Ora, che differenza c’è tra il lavoro fatto dal PM numero 1 (quello che fa il suo mestiere come deve essere fatto) e quello fatto dal giudice che deve supplire allo scempio fatto dal PM numero 2?
Ovviamene non c’è nessuna differenza, è proprio lo stesso lavoro, lo stesso metodo, la stessa preparazione professionale, lo stesso atteggiamento di imparzialità, di ricerca della verità. Non c’è
nessuna differenza.
Vedete come l’argomentazione di quelli (in buona fede) che vogliono la separazione delle carriere perché si tratta di due lavori diversi, uno sostiene l’accusa e l’altro giudica, è sbagliata?
Vedete che non ci sono due carriere, ce ne è proprio una sola, tutti fanno lo stesso lavoro, con gli stessi metodi e lo stesso atteggiamento?
Vedete come sarebbe pericoloso costruire una “carriera” per PM da cui ci si aspetta che “sostengano l’accusa”, proprio come ha fatto, nel nostro esempio, il PM numero 2?
Vedete come è necessario “sapere” prima di esprimere un’opinione?
Tutto questo l’ho scritto per quelli che sono in buona fede. Degli altri è inutile parlare, anzi è inutile parlare con loro".
ven
21
ago
2009
L'ISOLA DI PLASTICA
Questa non è la storia di un'isola, vicina a noi o sperduta chissà dove, in cui qualche organizzazione criminale va a smaltire illegalmente rifiuti tossici o pericolosi.
Questa è la storia di un'isola formata dai rifiuti. Qualcosa di simila ad un iceberg, galleggiante sulla superficie.
Esiste, ed ha anche un nome: Pacific Trash Vortex.
Il nome non è casuale, dato che questa incredibile e poco conosciuta discarica si è formata a partire dagli anni Cinquanta, in seguito all'esistenza della North Pacific Subtropical Gyre, una lenta corrente oceanica che si muove in senso orario a spirale (un vortice, appunto), prodotta da un sistema di correnti ad alta pressione. L'area è una specie di deserto oceanico, dove la vita è ridotta solo a pochi grandi mammiferi o pesci.
Galleggia tra il Giappone e le Hawaii.
La maggior parte della plastica che la giunge dai continenti (circa l'80%) solo il resto proviene da navi private o commerciali e da navi pescherecce.
Quando le correnti portano i "pezzi dell'isola" sulle spiagge del Giappone e della California, si formano strati di plastica spessi finoa 3 metri, la cui rimozione richiede interventi specialistici.
dom
09
ago
2009
LETTERA DI UN MISSINO
Ho scovato la seguente lettera sul blog di Beppe Grillo. La trovo illuminante su come l'essere di destra e l'antiberlusconismo possano convivere. La lascio qui, si intitola LETTERA DI UN FASCISTA. E' uno spunto di meditazione su cui vale spendere qualche minuto di riflessione.
"Mi chiamo Alessio, non credo che pubblicherai questa lettera, nel tuo blog si respira un'altra aria, ma te la invio lo stesso. Sono un
missino della generazione degli anni '70. Uno di quelli che si faceva i cortei a Milano e la sera era contento di essere tornato a casa sano e salvo. Uno che credeva in Giorgio Almirante e aveva sul comodino il libro:"Autobiografia di un
fucilatore". Che schifava la mafia e la massoneria.
Oggi sento dire che viviamo in un regime fascista. Ma questo vuol dire offendere il fascismo. Mussolini mandò il prefetto Mori in Sicilia a combattere la mafia. I suoi presunti eredi, i post fascisti, post missini, poi annini e poi più niente si sono alleati con
un partito creato da Dell'Utri condannato a nove anni per frequentazioni mafiose.
Una generazione la mia che credeva nella Giustizia e nello Stato, a cui ha aderito persino l'Eroe Borsellino, che si è ridotta a fare da spalla a un cialtrone piduista e puttaniere. Con che faccia
Fini e La Russa, uno che ha rischiato la pelle per le sue idee, in cui credevano i ragazzi della "Giovane Italia", si prestano a questa indegna
pagliacciata? Se fosse vivo Ramelli, gli prenderebbe il vomito. A me viene
lo sconforto.
Volevamo una Patria e ci ritroviamo la Lega e il Partito del Sud. Gaber ha detto che: "La sua generazione ha perso", bene, la mia ha straperso e ora ci raccontano pure che
ha vinto. Era più democratico il fascismo di questa caricatura di democrazia truccata, in cui vincono sempre gli stessi, i ricchi, i potenti. Il fascismo non ritornerà più, ha fatto
errori imperdonabili, è morto e sepolto, ma durante il fascismo Gelli sarebbe finito al confino e lo psiconano in qualche varietà di provincia. Io credo che uno Stato non possa tollerare dei
contropoteri occulti al suo interno, non possa abdicare al principio di Autorità, altrimenti è finito. Le regioni del Sud sono sotto il controllo delle mafie con cui "bisogna
convivere". La Massoneria è più forte che mai. Le truppe di occupazione americane sono ancora qui dopo più di sessant'anni dalla fine della guerra.
Le letture della mia Destra erano Guénon, Evola, Pound, Nietzsche, D'Annunzio oggi ci sono i reality show anche a Palazzo Grazioli, il bordello del nuovo regime.
Quando ci fu "Mani Pulite" eravamo il partito dell'onestà, l'unico, contro la corruzione, Il pool di Milano, seppure strabico verso la sinistra, era un punto di riferimento.
Gli stessi dirigenti di allora hanno votato il Lodo Alfano, una legge miserabile che neppure il Duce avrebbe voluto. Per cosa? Per evitare la condanna per corruzione a Berlusconi,
non una condanna per motivi politici, ma una per soldi, per dei miserabil soldi.
Forse ho sbagliato tutto, come i miei dirimpettai di Avanguardia
Operaia e di Lotta Continua che, comunque, hanno il mio rispetto.
Credevamo in un'Italia migliore, ognuno a modo suo. Ho imparato, a mie spese, che l'italiano è un popolo opportunista a cui fa difetto la memoria." Alessio
ven
07
ago
2009
MA DI CASTELNUOVO NESSUNO PARLA...
A Castelnuovo di San Pio delle Camere, vicino a L'Aquila l'inverno arriva ad agosto. Forse tra tre settimane nevicherà, è già successo in passato.
A Castelnuovo, la popolazione vive ancora nelle tendopoli.
Le case, quelle deliziose casette provvisorie che Bossi tanto invidia agli aquilani - beati loro! Dopo il campeggio, anche il residence...- qui non si vedono.
Le telecamere dei Tg non riprendono. Le autorità non si presentano e non visitano; se si presentano, lo fanno a sorpresa e con visite lampo, buone solo per i telegiornali della sera.
La situazione risulta oggi identica a quella illustrata dal servizio del Tg1 del giorno del terremoto. Da aprile, nulla è cambiato.
E' rimasta sul territorio soltanto la Protezione Civile della Regione Toscana; ora sembra che la città - anzi, il borgo fortificato - sarà adottata dall'Ordine dei Geologi della Campania, volenterosi di aiutare la popolazione civile e di studiare le problematiche inerenti ai rischi sismici della zona.
Le case per tutti a novembre sono nient'altro che un miraggio, messo là per appropriarsi indebitamente di voti alle elezioni europee e amministrative del giugno scorso.
mer
05
ago
2009
PECORELLA GETTA OMBRE SU DON DIANA
«Io non ho avvisi. Io riporto quello che è emerso nel processo e nulla più. Ci sono diversi moventi, c´è anche quello, che all´inizio non era emerso, che faceva attività anticamorra. Per la verità nel processo non è venuto fuori molto chiaro neanche questo come movente. È inutile che costruiamo delle fantasie sulle ipotesi. Quella dell´impegno anticamorra è tra le ipotesi. Ma nel processo non è emerso in modo clamoroso, non è mai venuta fuori un´attività di trascinamento, di gente in piazza. Non è che c´erano state manifestazioni pubbliche, documenti. Qualcuno ha detto anche questa ragione. Come vede ci sono tanti moventi. Certamente è stato ucciso dalla camorra. Chi viene ucciso dalla camorra è una vittima della camorra. Ora se è un martire bisogna capirlo dal movente che non è stato chiarito». E' (forse) incredibile ma l'on. Gaetano Pecorella si è espresso in questi termini a proposito di Don Giuseppe "Peppe" Diana, il parroco impegnato contro i clan della camorra, ucciso a Casal di Principe nel 1994.
La Cassazione, nel 2004, ha affermato espressamente che il parroco fu ucciso proprio per il suo attivismo antimafioso.
Ora Pecorella getta ombre sulla sua figura. Lo stesso Pecorella che - guarda caso - difendeva il giudizio il boss mandante dell'omicidio...

... e il mio maestro mi insegnò
come è difficile trovare l'alba
dentro all'imbrunire.
F. Battiato, Prospettiva Nevski