lun

21

giu

2010

DDL INTERCETTAZIONI: LE NOVITA' APPROVATE DAL SENATO

Il Senato ha dato il via libera al d.d.l. 1611 sulle intercettazioni; il testo, a seguito degli emendamenti, sul quale è stata posta la fiducia, è stato approvato con 164 voti favorevoli e 25 contrari. Dura la reazione da parte dell’opposizione, la quale ha abbandonato l’aula in segno di protesta sancendo quella che viene definita “la morte della libertà”. Forti critiche non sono mancate anche da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), secondo la quale, come sottolineato dal presidente Luca Palamara: “Il d.d.l. sulle intercettazioni metterà in ginocchio l'attività di indagine dei pm e della polizia, oltre a limitare la libertà di informazione; e depotenziare questo strumento investigativo significa inevitabilmente garantire l'impunità a chi commette reati”.

Riportiamo sommariamente, qui di seguito, i punti salienti del d.d.l. che ha avuto il via libera del Senato con il voto di fiducia.

 

I nuovi limiti alle intercettazioni

Le intercettazioni diventano possibili solo nel caso di reati puniti con più di cinque anni di reclusione (ad esempio, reati contro la Pubblica amministrazione, stalking). I telefoni possono essere messi sotto controllo per un massimo di 75 giorni ma, se ve n’é la necessità, possono essere concessi altre 72 ore prorogabili, di volta in volta, previa autorizzazione del tribunale collegiale, qualora esistano elementi fondanti per l’accertamento del reato o indicazioni rilevanti per impedire la commissione di un reato. Per i reati più gravi (come, ad esempio, mafia, terrorismo, omicidio ecc.) le intercettazioni sono possibili per 40 giorni, ma possono essere prorogate dal tribunale con decreto motivato per periodi successivi di venti giorni, qualora permangano gli stessi presupposti, entro i termini di durata massima delle indagini preliminari.

 

Le sanzioni

Gli atti delle indagini in corso non possono essere pubblicati tra virgolette ma solo in forma di riassunto, sempre che si tratti di atti non più coperti da segreto. Nel caso di pubblicazione testuale, gli editori possono essere puniti con la multa fino a 300mila euro. Le intercettazioni non possono essere pubblicate, nemmeno per riassunto, fino alla conclusione delle indagini preliminari, anche se non più coperte da segreto istruttorio: in caso contrario gli editori sono punibili con la pena della multa di 300 mila euro, che può salire fino a 450 mila euro nel caso in cui vengano intercettate persone estranee ai fatti o di intercettazioni destinate alla distruzione (ovvero di conversazioni ininfluenti ai fini dell’inchiesta). Per quanto riguarda i giornalisti, questi rischiano fino a 30 giorni di carcere o una sanzione fino a 10.000 euro nel caso di pubblicazione di intercettazioni durante le indagini o di atti coperti da segreto.

 

Ricusazione

E' necessario il parere della Procura Si tratta di una delle problematiche più spinose del d.d.l. sulle intercettazioni. Il disegno di legge imponeva l’abbandono dell’inchiesta al magistrato indagato anche a seguito a una denuncia per fuga di notizie; detta in parole povere, era sufficiente il semplice sospetto che fosse l’imputato il responsabile della diffusione di informazioni coperte dal segreto: un’arma, questa, formidabile per quest’ultimo, al quale sarebbe stato sufficiente comprare una carta bollata e inoltrare la denuncia per rallentare e rendere più complesso il procedimento a suo carico. Il d.d.l. prevedeva anche l’astensione del pubblico ministero che avesse rilasciato pubbliche dichiarazioni sulla sua inchiesta. La situazione è cambiata; l’avvicendamento automatico viene sostituito con una valutazione del capo dell’ufficio, con la conseguenza che sarà il responsabile della procura, a decidere se il suo sostituto dovrà o meno farsi da parte.

 

Cimici

E’ fatto divieto di piazzare microfoni in casa o in automobile al fine di registrare le conversazioni degli indagati. Le intercettazioni saranno consentite al massimo per tre giorni, prorogabili di altri tre.

 

Talpe

Carcere da uno a sei anni Chi passa alla stampa intercettazioni o atti coperti dal segreto istruttorio rischia da uno a sei anni di carcere.

 

Le riprese tv

Non potranno essere eseguite riprese televisive durante in processi, senza il consenso di tutte le parti. Lo stesso divieto riguarda anche le immagini dell’aula giudiziaria. Sarà sufficiente anche il dissenso di un perito o di un consulente tecnico affinché l’aula sia off-limits per le telecamere. Tale limitazione non attiene solo alla ripresa del volto dell’imputato ma si estende alle immagini generali dell’aula di giustizia, degli avvocati o del pubblico ministero.

 

Garantito il diritto di cronaca

Le registrazione carpite di nascosto sono permesse ai giornalisti professionisti e pubblicisti. L’eccezione è diretta a garantire ai professionisti il diritto all’informazione, sancito dall’art. 21 della nostra Carta fondamentale. Le registrazioni possono essere realizzate anche se c'é in ballo l'interesse dello Stato oppure per dirimere controversie giudiziarie.  

 

Intercettazioni e clero

Nel caso in cui il soggetto intercettato sia un sacerdote è necessario avvertire la discesi; se l'intercettato è un vescovo, il pubblico ministero deve avvertire la segreteria di Stato vaticana. La norma, contemplata dal comma 24 dell’art. 1, presenta una chiara attinenza alle inchieste sulla pedofilia che vedono indagati numerosi sacerdoti. Inevitabili le critiche da parte dell’opposizione in merito ad un tale privilegio concesso al clero, mentre i pubblici ministeri temono che la rivelazione di notizie riservate possa pregiudicare le indagini in corso.

 

(Altalex, 15 giugno 2010. Nota di Simone Marani)

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ven

18

dic

2009

IL NATALE PRIMA DEL NATALE

IL NATALE PRIMA DEL NATALE

Le radici pagane del Natale
di Elena Savino
  jubal editore


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ven

20

nov

2009

IL CREPUSCOLO DEL SOGNO EUROPEISTA

Personalmente, non nutro una particoalre simpatia per D'Alema. Mi affascina, sì, come accade di fronte a tutte le persone molto intelligenti. Ma simapatico, no davvero.

Eppure, speravo fortemente che divenisse Alto Rappresentante per la politica estera europea, sia per la sua innata vocazione europeista, sia perchè affidare una simile carica ad una inglese pareva alquanto inopportuno.

Ciò che è accaduto - l'inglese Khaterine Aston nominata alla Polititica Estera Comune della CE - è a mio modesto avviso alquanto grave.

I motivi - che contivido in pieno - li ha illustrati Andrea Bonanni nel suo blog su Repubblica.

 

Ci sono numerosi motivi per non rallegrarsi della scelta della britannica Katherine Ashton come Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue.
Il primo è che, come paventavo nel post precedente, Londra mette la mano su una poltrona cruciale per il futuro europeo. Senza una vera politica estera e di difesa comune, infatti, l’Ue è destinata a contare sempre meno. E mi permetto di dubitare che la Gran Bretagna voglia davvero impegnarsi su questa strada, soprattutto dopo che i conservatori vinceranno le elezioni di primavera, come appare quasi certo. Senza contare che la signora Ashton influenzerà in modo determinante la formazione del servizio diplomatico europeo: un corpo di quattromila funzionari che verranno selezionati sulla base di una filosofia verosimilmente ispirata dal Foreign Office. Per il prevedibile futuro, la diplomazia europea parlerà inglese.
Il secondo motivo di rammarico è la sostanziale mancanza di ogni competenza della Ashton in politica estera. Sarà forse un politico eccellente, ma di sicuro la baronessa di Upholland non sa nulla di diplomazia, non ha alcuna esperienza della scena internazionale e non è conosciuta da nessuna delle cancellerie che contano. Questo rende solo più verosimile che i suoi movimenti siano controllati e ispirati dall’ unico referente che ha: i diplomatici britannici che l’hanno insediata su quella poltrona.
Il terzo motivo di rammarico è nel fatto che una candidata incompetente sia stata chiamata a quell’incarico per il solo motivo di essere donna. Londra avrebbe avuto a disposizione altre personalità sicuramente più autorevoli da un punto di vista diplomatico, a cominciare da David Milliband e da Peter Mandelson. Ma sono tutti uomini. L’asso nella manica della signora Ashton, l’unico elemento che l’avvantaggia su candidati britannici più qualificati, è di appartenere al sesso femminile in un consesso dove i maschi sono predominanti. Una nomina di rappresentanza, insomma. Questo, a mio avviso, è il modo sbagliato di applicare le quote rosa. Fa torto all’Europa. E fa torto soprattutto alla dignità delle donne.

 

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dom

20

set

2009

SEPARAZIONE DELLE CARRIERE IN MAGISTRATURA: E' DAVVERO OPPORTUNA?

Riporto qui di seguito una parte dell'articolo di Bruno Tiniti, apparso nei giornoi scorsi su AnteFatto, relativo alla seprazione della carriere in magistratura.

 

"(...) Vi descrivo brevemente lo volgersi di un processo: dal che si capirà bene quanto sia sbagliato ragionare in questo modo.

La Polizia arresta una persona e lo denuncia alla Procura: ha rubato, si è introdotto di notte in un alloggio e si è portato via soldi e gioielli. Il PM si trova questa denuncia sul tavolo. La studia e sente i poliziotti che hanno arrestato il ladro.

“Come è avvenuto l’arresto?”

“E’ successo che il 113 ha ricevuto una chiamata, furto in alloggio; noi siamo stati allertati via radio e ci siamo portati sul posto. Erano le 3 di notte. Abbiamo visto un tizio in atteggiamento sospetto (si stava allontanando dal palazzo in cui era avvenuto il furto) e lo abbiamo fermato. Gli abbiamo chiesto cosa faceva da quelle parti ma non ci ha dato nessuna risposta ragionevole. Intanto è sceso il derubato che ha visto la persona che avevamo fermato e ha detto subito: è lui, è lui. Abbiamo cercato la refurtiva ma il fermato non aveva nulla. Si vede che l’aveva passata a qualche complice”.

Beh, sembra fatta. Però ….

Si sente il proprietario dell’alloggio.

“Come è andata?”

“Stavo dormendo, a un certo punto ho sentito un rumore. Mi sono svegliato e ho visto un uomo in camera da letto. Ho urlato: che stai facendo!! Lui è subito scappato ed è saltato in strada dalla finestra (abito in un primo piano basso). Poi la polizia lo ha fermato. Mi ha rubato 1000 euro che stavano sul cassettone e la collana di mia moglie”.

“Ma lei lo ha riconosciuto?”

“Si, si, era proprio lui, quello che hanno fermato”.

“Ma lei lo ha visto in faccia?”

“Beh no, perché era buio, ma aveva un paio di pantaloni scuri e una giacca scura; e poi era alto proprio come quello che hanno fermato e grosso uguale”.

“Ma quanto tempo è passato tra il momento in cui lei ha visto il ladro e l’arrivo della polizia?”

“Pochissimo, 10 minuti, un quarto d’ora al massimo”.

Uhm.

Si sente il presunto ladro. Disoccupato, un precedente per furto, vive in una soffitta in un quartiere degradato

“Sono innocente”.

E ti pareva.

“Che ci faceva lì dove è stato arrestato?”

“Non lo posso dire”.

“Guardi che è messo male, c’è stato un furto, è stato riconosciuto (beh, insomma), ha precedenti (uno …), questa volta finisce in galera per un pò”

“Si ma, guardi, proprio non posso….”

Tira e molla, poi spiega.

“Io ho una relazione con una signora che abita al pianoterra di quella palazzina; è sposata e, quando il marito non c’è … Quella sera ero da lei solo che il marito, che doveva tornare il giorno dopo, invece verso le 2,30 è arrivato a casa; ho fatto a tempo a uscire dalla finestra … Adesso però se questa cosa si viene sapere succede un casino”

“Faremo più discretamente che si può”.

Si sente la signora.

“Ma che dice, io donna onesta sono etc. etc.”

Tira e molla

“Beh si è vero, ci frequentiamo da un pò, quella sera mio marito è tornato prima etc. etc”

Naturalmente bisogna controllare: la donna potrebbe mentire per dare un alibi all’imputato. Così si sente il marito

“Scusi il disturbo ma stiamo facendo un’indagine per un furto avvenuto nel palazzo dove abita lei (si cerca di non fare casino). Per caso quella sera ha sentito rumori, ha visto qualcuno che scappava?”

“No, sa io quella notte non c’ero, ero fuori per lavoro, sono tornato tardi, saranno state le 2. Poi, dopo un po’ è arrivata la polizia".

"Ah".

Fine della storia. Il PM fa una richiesta al GIP (giudice per le indagini preliminari) con cui chiede di non doversi procedere perché l’imputato è innocente, non ha fatto nulla di male, almeno nessun reato.

IL GIP emette la sua sentenza.

Adesso immaginiamo che questa indagine la faccia un PM diverso, uno pigro e poco scrupoloso (qualcuno ci sarà anche; io, in 41 anni ne ho trovati 4 o 5). Arresto in quasi flagranza, riconoscimento, che vuoi di più? Rinvio a giudizio, richiesta al giudice: condanna a 3 anni di galera, è anche recidivo.

Ma il giudice invece è una persona preparata e scrupolosa e, proprio come prevede la legge (art. 507 del codice di procedura penale), fa lui tutta quell’indagine che ho raccontato e che avrebbe dovuto fare il PM; e, naturalmente, alla fine assolve l’imputato.

Ora, che differenza c’è tra il lavoro fatto dal PM numero 1 (quello che fa il suo mestiere come deve essere fatto) e quello fatto dal giudice che deve supplire allo scempio fatto dal PM numero 2? Ovviamene non c’è nessuna differenza, è proprio lo stesso lavoro, lo stesso metodo, la stessa preparazione professionale, lo stesso atteggiamento di imparzialità, di ricerca della verità. Non c’è nessuna differenza.

Vedete come l’argomentazione di quelli (in buona fede) che vogliono la separazione delle carriere perché si tratta di due lavori diversi, uno sostiene l’accusa e l’altro giudica, è sbagliata?

Vedete che non ci sono due carriere, ce ne è proprio una sola, tutti fanno lo stesso lavoro, con gli stessi metodi e lo stesso atteggiamento?

Vedete come sarebbe pericoloso costruire una “carriera” per PM da cui ci si aspetta che “sostengano l’accusa”, proprio come ha fatto, nel nostro esempio, il PM numero 2?

Vedete come è necessario “sapere” prima di esprimere un’opinione?

Tutto questo l’ho scritto per quelli che sono in buona fede. Degli altri è inutile parlare, anzi è inutile parlare con loro".

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ven

21

ago

2009

L'ISOLA DI PLASTICA

Questa non è la storia di un'isola, vicina a noi o sperduta chissà dove, in cui qualche organizzazione criminale va a smaltire illegalmente rifiuti tossici o pericolosi.

Questa è la storia di un'isola formata dai rifiuti. Qualcosa di simila ad un iceberg, galleggiante sulla superficie.

Esiste, ed ha anche un nome: Pacific Trash Vortex.

Il nome non è casuale, dato che questa incredibile e poco conosciuta discarica si è formata a partire dagli anni Cinquanta, in seguito all'esistenza della North Pacific Subtropical Gyre, una lenta corrente oceanica che si muove in senso orario a spirale (un vortice, appunto), prodotta da un sistema di correnti ad alta pressione. L'area è una specie di deserto oceanico, dove la vita è ridotta solo a pochi grandi mammiferi o pesci.

Galleggia tra il Giappone e le Hawaii.

La maggior parte della plastica che la giunge dai continenti (circa l'80%) solo il resto proviene da navi private o commerciali e da navi pescherecce.

Quando le correnti portano i "pezzi dell'isola" sulle spiagge del Giappone e della California, si formano strati di plastica spessi finoa 3 metri, la cui rimozione richiede interventi specialistici.

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dom

09

ago

2009

LETTERA DI UN MISSINO

Ho scovato la seguente lettera sul blog di Beppe Grillo. La trovo illuminante su come l'essere di destra e l'antiberlusconismo possano convivere. La lascio qui, si intitola LETTERA DI UN FASCISTA. E' uno spunto di meditazione su cui vale spendere qualche minuto di riflessione.

 

"Mi chiamo Alessio, non credo che pubblicherai questa lettera, nel tuo blog si respira un'altra aria, ma te la invio lo stesso. Sono un missino della generazione degli anni '70. Uno di quelli che si faceva i cortei a Milano e la sera era contento di essere tornato a casa sano e salvo. Uno che credeva in Giorgio Almirante e aveva sul comodino il libro:"Autobiografia di un fucilatore". Che schifava la mafia e la massoneria.
Oggi sento dire che viviamo in un regime fascista. Ma questo vuol dire offendere il fascismo. Mussolini mandò il prefetto Mori in Sicilia a combattere la mafia. I suoi presunti eredi, i post fascisti, post missini, poi annini e poi più niente si sono alleati con un partito creato da Dell'Utri condannato a nove anni per frequentazioni mafiose.
Una generazione la mia che credeva nella Giustizia e nello Stato, a cui ha aderito persino l'Eroe Borsellino, che si è ridotta a fare da spalla a un cialtrone piduista e puttaniere. Con che faccia Fini e La Russa, uno che ha rischiato la pelle per le sue idee, in cui credevano i ragazzi della "Giovane Italia", si prestano a questa indegna pagliacciata? Se fosse vivo Ramelli, gli prenderebbe il vomito. A me viene lo sconforto.
Volevamo una Patria e ci ritroviamo la Lega e il Partito del Sud. Gaber ha detto che: "La sua generazione ha perso", bene, la mia ha straperso e ora ci raccontano pure che ha vinto. Era più democratico il fascismo di questa caricatura di democrazia truccata, in cui vincono sempre gli stessi, i ricchi, i potenti. Il fascismo non ritornerà più, ha fatto errori imperdonabili, è morto e sepolto, ma durante il fascismo Gelli sarebbe finito al confino e lo psiconano in qualche varietà di provincia. Io credo che uno Stato non possa tollerare dei contropoteri occulti al suo interno, non possa abdicare al principio di Autorità, altrimenti è finito. Le regioni del Sud sono sotto il controllo delle mafie con cui "bisogna convivere". La Massoneria è più forte che mai. Le truppe di occupazione americane sono ancora qui dopo più di sessant'anni dalla fine della guerra.
Le letture della mia Destra erano Guénon, Evola, Pound, Nietzsche, D'Annunzio oggi ci sono i reality show anche a Palazzo Grazioli, il bordello del nuovo regime. Quando ci fu "Mani Pulite" eravamo il partito dell'onestà, l'unico, contro la corruzione, Il pool di Milano, seppure strabico verso la sinistra, era un punto di riferimento. Gli stessi dirigenti di allora hanno votato il Lodo Alfano, una legge miserabile che neppure il Duce avrebbe voluto. Per cosa? Per evitare la condanna per corruzione a Berlusconi, non una condanna per motivi politici, ma una per soldi, per dei miserabil soldi.
Forse ho sbagliato tutto, come i miei dirimpettai di Avanguardia Operaia e di Lotta Continua che, comunque, hanno il mio rispetto. Credevamo in un'Italia migliore, ognuno a modo suo. Ho imparato, a mie spese, che l'italiano è un popolo opportunista a cui fa difetto la memoria." Alessio

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ven

07

ago

2009

MA DI CASTELNUOVO NESSUNO PARLA...

A Castelnuovo di San Pio delle Camere, vicino a L'Aquila l'inverno arriva ad agosto. Forse tra tre settimane nevicherà, è già successo in passato.

A Castelnuovo, la popolazione vive ancora nelle tendopoli.

Le case, quelle deliziose casette provvisorie che Bossi tanto invidia agli aquilani - beati loro! Dopo il campeggio, anche il residence...- qui non si vedono.

Le telecamere dei Tg non riprendono. Le autorità non si presentano e non visitano; se si presentano, lo fanno a sorpresa e con visite lampo, buone solo per i telegiornali della sera.

La situazione risulta oggi identica a quella illustrata dal servizio del Tg1 del giorno del terremoto. Da aprile, nulla è cambiato.

E' rimasta sul territorio soltanto la Protezione Civile della Regione Toscana; ora sembra che la città - anzi, il borgo fortificato - sarà adottata dall'Ordine dei Geologi della Campania, volenterosi di aiutare la popolazione civile e di studiare le problematiche inerenti ai rischi sismici della zona.

Le case per tutti a novembre sono nient'altro che un miraggio, messo là per appropriarsi indebitamente di voti alle elezioni europee e amministrative del giugno scorso.

 

 

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mer

05

ago

2009

PECORELLA GETTA OMBRE SU DON DIANA

«Io non ho avvisi. Io riporto quello che è emerso nel processo e nulla più. Ci sono diversi moventi, c´è anche quello, che all´inizio non era emerso, che faceva attività anticamorra. Per la verità nel processo non è venuto fuori molto chiaro neanche questo come movente. È inutile che costruiamo delle fantasie sulle ipotesi. Quella dell´impegno anticamorra è tra le ipotesi. Ma nel processo non è emerso in modo clamoroso, non è mai venuta fuori un´attività di trascinamento, di gente in piazza. Non è che c´erano state manifestazioni pubbliche, documenti. Qualcuno ha detto anche questa ragione. Come vede ci sono tanti moventi. Certamente è stato ucciso dalla camorra. Chi viene ucciso dalla camorra è una vittima della camorra. Ora se è un martire bisogna capirlo dal movente che non è stato chiarito». E' (forse) incredibile ma l'on. Gaetano Pecorella si è espresso in questi termini a proposito di Don Giuseppe "Peppe" Diana, il parroco impegnato contro i clan della camorra, ucciso a Casal di Principe nel 1994.

La Cassazione, nel 2004, ha affermato espressamente che il parroco fu ucciso proprio per il suo attivismo antimafioso.

Ora Pecorella getta ombre sulla sua figura. Lo stesso Pecorella che - guarda caso - difendeva il giudizio il boss mandante dell'omicidio...

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